ExpoExpo

Questa grande esposizione mondiale sulle storie di: terra, cibo, energia e acqua, per l’Italia e per il mondo, è stata una medicina efficace o un semplice pagliativo? E’ rimasta, nella memoria collettiva, una traccia culturale indelebile? E’ servito solo per arricchire ancora di più i ricchi a danno dei poveri? Tutto questo lo sapremo col passare del tempo.
Da una prima impressione di resa dei conti L’Expo è stata una grande occasione soprattutto economica, un affare commerciale, per le multinazionali in tutte le sue fattispecie compreso il turismo e non una opportunità di scambio di culture per sconfiggere la fame nel mondo.

Un dato parzialmente positivo è quello di aver fatto lavorare dei giovani, solo per un tempo limitato, bisognosi di occupazioni strutturate e non temporanee.

Un altro dato importante rilevato e quello che alcuni padiglioni, facilmente smontabili a moduli sono stati riciclati dai paesi d’origine, esempio di lotta contro gli sprechi, liberando cosi i terreni che possono essere riciclati in agricoltura.
Non bisogna negare che è stato portato al Paese un ottimo risultato, solo economico, ma non c’è da esportarlo come modello. C’è da domandarsi che fine faranno i proventi ricavati da l’Expo?
Mentre era in svolgimento l’Expo e Messina era sott’acqua con continue frane che hanno provocato la rottura di grandi tubazioni di approvvigionamento di acqua potabile dalle fonti del potere si pensava alla costruzione del Ponte sullo Stretto coprendo le priorità assolute.
Un paese di connotazione solo affaristico perde la funzione sociale della res-pubblica
pensando solo ad arricchirsi di materia e non di spirito e tutti i valori identificativi si perdono nella notte dei tempi.

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