La cultura del rispetto ecologico

MonnezzaMonnezza

Come si può inquinare il proprio ambiente dove si vive? Questa domanda mi ricorre ogni giorno percorrendo una strada in aperta campagna. Sacchetti di immondizia lasciati ai margini della strada dove c’è di tutto. Sotto un palo relativo alla distribuzione elettrica c’era una specchiera rotta con vetri sparsi. Vicino ad una quercia secolare un mucchio di bottiglie di vetro di birra. Una domanda può sorgere spontanea chi ha provocato questo scempio?
Percorrendo le strade della Provincia, questa estate, dopo la trinciatura dell’erba affioravano nelle cunette: bottiglie di plastica, buste di plastica con immondizia, cassette: di plastica e di legno, cartacce, bottiglie di vetro. Si trovano persino buste nere grandi tipo quelle condominiali mezze piene. Questo fa pensare che viene buttato da qualcuno che percorre in auto queste strade? Qualcuno ha affermato che chi getta sacchetti di immondizia non vuole pagare la Tari troppo onerosa? Tutto va a intralciare lo scorrimento delle acque piovane nelle cunette con conseguenti inondazioni nelle strade che si deteriorano causando buche nemiche delle auto. Nei tempi passati quando il lavoro di pulizia delle cunette spettava ai stradini, con una porzione di territorio da salvaguardare, veniva effettuato manualmente nel migliore dei modi. Oggi con più meccanizzazione e quindi minor tempo di lavorazione perché non si riesce a fare la manutenzione ecologica che serve? Forse perché i privati, adibiti a tale servizio, non vogliono più farlo per i tempi di pagamento della Pubblica Amministrazione che sono troppo lunghi?
Qualche tempo fa mi recai in un paese a sud di Roma e lungo la strada sotto un cavalcavia c’era di tutto che spaziava dall’arredamento di una casa alla immondizia spicciola cioè una via di mezzo tra un’isola ecologica da una parte e una discarica dall’altra . Dove qualcuno fa uno sversamento viene poi emulato da altri creando, specialmente vicino alle strade, delle vere e proprie discariche inquinanti. La cosa si acuisce ancora, con danni alla salute, quando queste discariche a cielo aperto vengono incendiate da ignoti piromani. Ci si deve poi interrogare in quante parti del Paese quante discariche a cielo aperto ci sono vicino ai centri abitati dove giocano i bambini?
A mio avviso da oltre un ventennio si sta verificando uno sfascismo diffuso non solo al livello ecologico ma anche in altri settori , creando sempre degrado e malcontento, fertile terreno speculativo per una parte politica estrema che rinasce vigorosamente specialmente vicino alle elezioni?
Non aspettare che qualche associazione di volontariato ripulisce tutte le nostre schifezze discaricate abusivamente. Il tutto deve partire dalla cultura del rispetto ecologico che può dare: la scuola in primis, le Istituzioni e le famiglie. Da ciò deve nascere quella solidarietà che sconfigge le emergenze salvaguardando il bene comune.

Be the first to comment on "La cultura del rispetto ecologico"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*