Iniziò a Genova …

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Ho rinunciato alla supercar, a breve la riconsegnerò. Ho visto una casa a Roma e l’attrazione è troppo forte. Tornano prepotentemente temi come mutuo e risparmio. Poco compatibili con il mantenimento di un Qashqai, almeno per le mie finanze. Poi a Roma, tra parcheggi e traffico, sarebbe un delirio. Molto meglio la mia piccola Nissan Micra.

Uno dei momenti più belli, dei sei anni passati in città. Quando durante le ferie estive del 2013 decisi di fare una piccola vacanza. Fu il culmine di alcuni fine settimana passati a Perugia, Firenze e Bologna.

Anche questa volta partii da solo. Single da poco. L’intenzione era di stare in giro tre massimo quattro giorni. Ma si sa tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

A Roma tutto attorno a me si stava ridefinendo, trasformando. Tanto vale andarsene. Come quando si sta a casa mentre fuori piove.

Arrivai a Genova, passando per Pisa. Mi fermai in un piccolo hotel vicino alla stazione. La mia stanza aveva una finestra che dava su una stradina con dei scaloni, percorribile solo a piedi. Ma soprattutto si vedevano i palazzi, il piano era abbastanza alto. Si sentivano voci ma non si distinguevano le parole.

La cameriera dell’albergo era uno splendore. La più bella. Scoprii che era la figlia del proprietario.

La prima sera feci un giro senza molte pretese, solo per vedere cosa avevo attorno. Presi un autobus. Conobbi un tipo, mi disse qualcosa a proposito dell’acquario, come funzionava, orari, costi. Ritornai abbastanza presto, passeggiando lungomare. Genova non è di plastica, è vera. Lo senti nei suoi vicoli. Che fanno paura. A noi gente non più avvezza alla realtà.

La mattina andai al porto. Dentro una sala dove c’erano orari e biglietterie per i traghetti. Traghetti turistici. Andavano in tutte le direzioni, Palermo, Barcellona, Sardegna. Presi qualche informazione. Mi ero quasi deciso a partire per una di quelle mete. Uscii, per pensare presi un paio di caffè e fumai qualche sigaretta. Comprai uno zaino nuovo, se si prolungava il viaggio il mio era troppo piccolo.

Andai alla stazione dei treni e li scoprii che era possibile fare il biglietto Interrail. Si proprio quello che si faceva a ventanni, ai tempi dell’università. L’idea mi piaceva troppo. Ne avevo sempre sentito parlare ma non l’avevo mai fatto, finalmente a trentaquattro anni era giunta l’ora.

Mi ritirai in camera, calcolatrice del cellulare alla mano mi misi a fare i conti per capire quale biglietto prendere. I soldi che avevo non erano molti. Alla fine mi decisi per uno limitato alla Francia. Il mio viaggio proseguiva, questo contava.

 

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