Nel contesto attuale del conflitto in Ucraina, le forze armate russe continuano i loro sforzi per occupare completamente il Donbass, concentrando in quell’area la maggior parte delle truppe. Nonostante la progressiva perdita di terreno da parte degli ucraini dall’anno scorso, la battaglia si gioca ancora su una scala relativamente ridotta, misurata nei pochi metri quadrati conquistati giornalmente, spesso a caro prezzo. Le stime degli analisti occidentali parlano di una perdita giornaliera per i russi compresa tra gli 800 e 1.200 soldati, sebbene non ci siano conferme indipendenti.
Ricordando il terzo anniversario dell’invasione, emerge un elemento chiave: i russi, nonostante gli sforzi, sono ancora lontani dal recuperare i territori conquistati nei primi mesi del conflitto. Il piano iniziale di Vladimir Putin, celato fino all’ultimo, prevedeva un’occupazione rapida e totale dell’Ucraina, con particolare attenzione alla capitale Kiev. L’aspettativa era che l’Ucraina cadesse rapidamente, facilitata dalla morte o dalla cattura dei suoi leader. Tuttavia, la resistenza opposta dalle forze ucraine, supportate dalle intelligence occidentali, sventò queste aspettative.
Successivamente, Putin lanciò un piano alternativo che prevedeva un assedio a Kiev da quattro direttrici principali: dal nord attraverso la Bielorussia, dal nord-est passando per Chernihiv e Kharkiv, dal Donbass a est e dal sud attraverso la Crimea puntando a Kherson. Un quinto fronte avrebbe incluso uno sbarco navale vicino a Odessa, bloccato dalla solida resistenza costiera ucraina. Questo segnò l’inizio delle difficoltà per la flotta russa nel Mar Nero, culminando con la perdita della nave ammiraglia Moskva.
All’apice dell’occupazione, i russi avevano conquistato oltre un terzo dell’Ucraina. Tuttavia, la risposta dell’Ucraina, sostenuta dagli aiuti occidentali, si fece sentire già dalla fine della primavera. Tra l’ottobre e il novembre 2022, una poderosa controffensiva riconquistò gran parte del territorio precedentemente perso, costringendo i russi a ritirarsi in modo disordinato.
L’estate del 2023 segnò un cambiamento nel conflitto. Gli ucraini, infatti, non furono in grado di lanciare la prevista controffensiva, perdendo così l’iniziativa strategica, anche se a Kursk ebbero un momentaneo successo nell’agosto di quell’anno. Ciononostante, malgrado alcune avanzate russe, le forze di Putin controllano ancora solo circa il 20% del territorio ucraino, comprese la Crimea e alcune parti del Donbass.
Nel febbraio 2024, i russi conquistarono Avdiivka, un’importante postazione ucraina nel Donetsk, e si mossero verso Pokrovsk. La presa di quest’ultima città aprirebbe la strada per Kostantinivka e Kramatorsk, obiettivi chiave che comprometterebbero ulteriormente la posizione di Zelensky nel Donbass. Nonostante le ripetute affermazioni di Mosca sulla liberazione imminente di Pokrovsk, le sue truppe non sono ancora riuscite a raggiungere i quartieri periferici.
Nel frattempo, la situazione per gli ucraini è critica. La carenza di soldati e alti tassi di diserzione rappresentano un problema crescente. Zelensky afferma che sarebbero necessari almeno 800.000 uomini adeguatamente addestrati per mantenere il fronte, una cifra che appare sempre più difficile da raggiungere.