L’annuncio di Donald Trump di applicare una tassa del 25% sui prodotti provenienti dall’Unione europea ha scatenato una nuova ondata di preoccupazione tra i maggiori esportatori del continente, come Germania e Italia, quest’ultima con un surplus di 43 miliardi. Secondo Trump, l’Unione si sarebbe formata non per promuovere la pace e lo sviluppo economico, ma per svantaggiare gli Stati Uniti. E adesso, prosegue il presidente americano, le cose cambieranno.

L’introduzione dei nuovi dazi, già decisa, porterà una significativa svolta nei rapporti economici transatlantici. Trump sottolinea il presunto deficit di 300 miliardi di dollari con l’Europa, un numero che però risulta essere di 157 miliardi secondo i dati più recenti. Nel settore dei servizi, gli Stati Uniti registrano invece un surplus di 107 miliardi nei confronti dell’UE.

Questa decisione unilaterale rischia di colpire duramente le economie europee più dipendenti dalle esportazioni verso gli Stati Uniti. I dazi, infatti, interessano diversi settori chiave, dalle automobili ai farmaci, fino all’agroindustria. La Germania, grazie al suo robusto settore automobilistico, figura tra i principali interessati, così come le nazioni che supportano la sua industria, come l’Italia.

Le nuove tariffe troverebbero applicazione già dal 2 aprile, quando potrebbero tornare in vigore anche i dazi sulle merci provenienti da Messico e Canada, sinora sospesi. La mossa di Trump, anticipata dall’ordine esecutivo che ha già preso di mira acciaio e alluminio, segue le precedenti azioni intraprese durante il suo primo mandato. Un accordo stipulato da Joe Biden aveva temporaneamente allentato le tensioni, sostituendo i dazi con un contingentamento delle esportazioni europee, ma ora il clima cambia nuovamente.

Tra le preoccupazioni sollevate a Washington, vi è il potenziale aumento dei prezzi per i consumatori americani, in quanto le maggiorazioni tariffarie saranno a carico delle aziende acquirenti negli Stati Uniti. Inoltre, emerge il timore di una possibile instabilità causata da guerre commerciali con l’UE, il Messico, la Cina e il Canada, che rappresentano complessivamente una parte significativa delle importazioni statunitensi.

Contestualmente, Trump si prepara ad accogliere Volodymyr Zelensky a Washington. Il leader ucraino dovrebbe discutere un accordo sull’estrazione delle terre rare, un affare stimato dalla Casa Bianca in 500 miliardi di dollari. Tuttavia, l’accoglienza riservata a Zelensky appare tutt’altro che calorosa. Trump ha dichiarato che, pur concedendo un incontro, non sostiene l’ingresso dell’Ucraina nella NATO, un’aspirazione che, secondo lui, ha contribuito all’attuale conflitto.

Intanto, la diplomazia prova a smuovere le acque su vari fronti. Continuano i preparativi per un possibile summit tra Trump e Putin, con incontri tra funzionari statunitensi e russi previsti a Istanbul. Le mosse internazionali delineano un panorama complesso, con continui intrecci tra dinamiche economiche e politiche globali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *