A partire dalla mezzanotte, gli Stati Uniti applicheranno nuove tariffe del 25% su tutte le automobili importate, mentre da domani entreranno in vigore tariffe generali del 10% per praticamente tutti i beni importati. Al centro di questa misura c’è una stretta politica economica che colpisce ben 60 Paesi, con dazi molto più severi riservati ai Paesi considerati meno equi negli scambi commerciali con gli USA. Tra questi ultimi figurano nazioni come l’Unione Europea, la Cina, il Giappone e la Corea del Sud. Le tariffe di base saranno adottate dal 5 aprile, mentre quelle più pesanti scatteranno dal 9 aprile, con la Cina e l’Unione Europea che subiscono rispettivamente un incremento del 34% e del 20%.

Il presidente Donald Trump, nel commentare la mossa, l’ha definita un passo di “liberazione” economica, reiterando il suo impegno a proteggere l’economia americana da quello che considera uno sfruttamento ingiusto. Ha inoltre dichiarato che questa iniziativa è una dichiarazione di indipendenza economica, promettendo che le nuove tariffe genereranno significativi introiti per gli Stati Uniti. Tuttavia, molti esperti e analisti sollevano dubbi sulla validità e l’oggettività di queste misure e delle stime che le accompagnano, paventando ripercussioni negative sui mercati.

Wall Street ha già subito una reazione di contraccolpo, con perdite registrate nei principali indici azionari. Le proiezioni indicano potenziali aumenti dei prezzi al consumo e rischi di recessione, nonostante le ambizioni di rilancio industriale dichiarate dall’Amministrazione Trump. Inoltre, l’attuazione di simili tariffe potrebbe innescare una spirale di ritorsioni commerciali a livello internazionale, anche se il presidente ha lasciato aperto uno spiraglio per negoziazioni future.

Infine, è stata anche dichiarata un’emergenza nazionale legata al commercio, giustificando le azioni di Trump sotto la legislazione del 1977 che conferisce al presidente ampi poteri in caso di minacce economiche estere. Questa mossa sta già alterando le catene di approvvigionamento e rischia di riconfigurare le relazioni commerciali globali. I dazi sui prodotti specifici, come le birre e le lattine in alluminio importate, saranno applicati a breve, enfatizzando ulteriormente l’approccio aggressivo dell’Amministrazione al commercio estero.

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