Nel recente incontro con i giornalisti presso la Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha mostrato ottimismo riguardo alla situazione economica, prevedendo un ingresso di sei o sette trilioni di dollari per l’economia americana. Nonostante la flessione delle Borse, Trump ha dichiarato che i mercati finanziari subiranno un boom, minimizzando quindi le preoccupazioni relative a una recessione economica globale.

In risposta ai dazi imposti dagli Stati Uniti su diversi Paesi, tra cui oltre 180 nazioni e territori, ci sono state reazioni contrastanti in Europa. La premier italiana, Giorgia Meloni, ha commentato la decisione americana definendola, sebbene svantaggiosa per l’economia, non una catastrofe. Ha sottolineato l’intenzione dell’Italia di continuare a esportare negli Stati Uniti e il bisogno di una revisione del Patto di stabilità da parte dell’Unione Europea per gestire il problema.

La Borsa di Milano ha risentito negativamente dell’annuncio di Trump, riportando un drastico calo del 3,6%. Anche Parigi e Francoforte non sono state risparmiate, mentre Londra e Madrid hanno mostrato cali più contenuti. Tra le aziende colpite, Tenaris e Saipem hanno subito forti perdite a causa di questi dazi, che stanno generando timori di una prolungata guerra commerciale.

Anche le principali aziende statunitensi quotate a Wall Street hanno sofferto pesanti perdite finanziarie. Apple, Amazon, Nvidia, Meta, Microsoft e Google hanno visto andare in fumo miliardi di dollari in seguito all’aumento delle imposte statunitensi. Il crollo dei prezzi del petrolio ha ulteriormente accentuato l’impatto negativo sui mercati.

Dalla Francia, il presidente Emmanuel Macron ha espresso il suo disappunto, definendo i dazi statunitensi come una decisione infondata destinata a indebolire non solo l’Europa ma anche l’economia americana. Ha inoltre esortato le imprese francesi a interrompere gli investimenti negli USA.

Sul fronte asiatico, Fitch Ratings ha declassato il rating della Cina a causa del crescente debito pubblico e delle difficoltà economiche causate dall’aumento dei dazi. Anche il Vietnam sta cercando di rispondere mediante la costituzione di un “team di risposta rapida” per fronteggiare le ripercussioni economiche.

Il governo svizzero ha dichiarato di non voler intraprendere immediate contromisure, nonostante le incomprensibili aliquote imposte dagli Stati Uniti, e sta cercando di mantenere relazioni positive con il governo di Trump.

In Canada, Stellantis ha deciso di chiudere temporaneamente uno stabilimento della Chrysler in risposta alle elevate tariffe sulle automobili. Questo riflette la complessa situazione che le nuove tariffe stanno creando per le aziende coinvolte nel settore automobilistico.

In Italia, Confartigianato ha stimato che con l’attuazione dei dazi di Trump, ci sono a rischio circa 33 mila posti di lavoro nel settore delle piccole e micro imprese che esportano prodotti negli Stati Uniti, evidenziando l’impatto potenzialmente negativo sull’occupazione.

Le tensioni sul fronte commerciale continuano ad avere un’ampia gamma di reazioni e ripercussioni economiche a livello globale, coinvolgendo governi, aziende e mercati finanziari in un contesto di incertezza e adattamenti strategici.

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