Le attuali discussioni sull’aumento degli armamenti in Europa e il ruolo dell’Unione Europea in Ucraina stanno diventando una questione politica spinosa per la Primo Ministro italiana Giorgia Meloni, che si trova a gestire un delicato equilibrio nel suo governo di coalizione di destra. Come leader di una delle maggiori economie dell’UE, Meloni sta adottando un approccio più cauto rispetto agli appelli sostenuti da Francia e Germania per costruire una forza militare europea robusta e per sostituire gli Stati Uniti come principale garante di sicurezza per l’Ucraina contro la Russia.
Questa prudenza di Meloni non è solo dettata dalla sua convinzione che l’Italia non debba necessariamente allinearsi con l’UE contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ma è anche una mossa strategica sul fronte interno. Il Vice Primo Ministro Matteo Salvini, che cerca di rafforzare il suo consenso politico, sfrutta il diffuso scetticismo tra gli elettori italiani riguardo a un coinvolgimento più profondo del paese in Ucraina. Sondaggi indicano che solo una piccola frazione della popolazione vede positivamente un impegno militare di questo tipo, inoltre c’è preoccupazione per le implicazioni economiche derivanti dall’aumento della spesa per la difesa.
Meloni è consapevole del rischio politico di essere percepita come eccessivamente influenzata dalle aspirazioni militari di Parigi e Berlino. Deve quindi bilanciare gli interessi della Lega di Salvini, che appoggia Trump e Putin, con quelli di un altro membro chiave della coalizione, Forza Italia guidata da Antonio Tajani, che adotta una posizione più filo-europea ed è favorevole a un esercito comune europeo.
La stabilità interna del governo di Meloni, sebbene solida secondo gli standard italiani, è messa alla prova dalle divergenze tra Salvini e Tajani sull’integrazione militare europea. In particolare, Salvini ha criticato l’idea di un esercito europeo sotto la guida di Emmanuel Macron. Queste frizioni si riflettono nel recente cambiamento di tono di Meloni. Ha iniziato a esprimere dubbi sui piani di riarmo europei e ha ridimensionato le sue precedenti dichiarazioni ottimistiche sulla vittoria dell’Ucraina. Inoltre, ha criticato uno dei principi fondanti dell’Unione Europea e ha reiterato la sua opposizione a una visione binaria Europa-Bruxelles. Meloni ha perfino sostenuto la proposta di estendere le garanzie di sicurezza della NATO all’Ucraina senza che essa diventi membro dell’alleanza.
Questa varietà di posizioni e interessi in gioco rende il compito di Meloni particolarmente complesso, dovendo mantenere coeso un governo composto da forze politiche con visioni talvolta fortemente contrastanti sul futuro della difesa europea.