Funzionari di alto livello di alcuni paesi europei si sono riuniti segretamente a Bruxelles, in un evento non ufficiale organizzato dalla Polonia, per discutere la creazione di un fondo di difesa innovativo. L’obiettivo è aggirare l’autorità della Commissione Europea, mantenendo al contempo il debito pubblico sotto controllo e accelerando il potenziamento delle capacità militari. La proposta ha visto coinvolti alti funzionari dei ministeri delle finanze di Svezia, Danimarca, Finlandia, Polonia, Paesi Bassi e Regno Unito. L’idea centrale è la creazione di una banca sovranazionale destinata all’acquisto congiunto di armamenti, riducendo così i costi degli approvvigionamenti di difesa.
Il piano, proposto dal Tesoro britannico, è stato delineato in un documento riservato e offre ai governi partecipanti la possibilità di non dover registrare immediatamente gli esborsi iniziali per gli equipaggiamenti militari nei loro bilanci nazionali. Questa proposta è particolarmente attrattiva per i paesi che devono rispettare rigide regole fiscali. Con il crescente allontanamento del Presidente Donald Trump dalle tradizionali dinamiche di protezione euro-atlantiche e l’avvicinamento verso la Russia, molti governi europei si stanno affrettando per aumentare rapidamente gli investimenti nel settore della difesa, cercando di superare l’obiettivo NATO del 2% del PIL, ma le restrizioni fiscali rappresentano un ostacolo significativo.
Il nuovo fondo sarebbe in grado di acquistare direttamente armamenti per conto dei propri membri, sfuggendo così al controllo della Banca Europea degli Investimenti e puntando a coinvolgere investitori interessati a supportare il settore della difesa. Tuttavia, i paesi del sud Europa, inclusi Francia, Italia e Spagna, rimangono scettici, preferendo i finanziamenti garantiti dalla Commissione Europea tramite prestiti comuni dell’UE. Preoccupano l’impatto sui rating di credito e la fiducia degli investitori, condizioni che certi stati come la Spagna e l’Italia temono potrebbero essere negativamente influenzate da nuovi debiti interni per la difesa.
Al contrario, i paesi del nord sono contrari a piani che si basano sul debito condiviso. Malgrado le preoccupazioni riguardo al possibile allargamento del divario in termini di difesa in Europa, esiste la possibilità di un coinvolgimento dei paesi baltici e della Norvegia, nonostante il rischio di isolare ulteriormente il Sud Europa, già carente in termini di spesa difensiva.
La proposta britannica si pone in diretta concorrenza con il piano della Commissione Europea, che propone 150 miliardi di euro per appalti congiunti di difesa, escludendo il Regno Unito che, dopo la Brexit, non ha alcun accordo di sicurezza in atto con l’UE. Londra intende attrarre stati preoccupati per la vicinanza geografica alla Russia e il potenziale disimpegno militare degli Stati Uniti sotto la presidenza Trump offrendo un trattamento fiscale vantaggioso.
Restano tuttavia questioni aperte riguardanti la governance del nuovo ente e l’adozione di processo decisionali autonomi, essenziali per operare al di fuori della sfera d’influenza della Commissione Europea. Anche altri paesi, come la Polonia, stanno studiando alternative, sollecitando l’elaborazione di proposte per una banca di riarmo attraverso il think tank Bruegel. Questo interesse crescente sottolinea l’urgente necessità di esplorare nuove soluzioni per rafforzare la difesa europea.