Gli Stati Uniti rappresentano uno dei principali partner commerciali per l’Italia, posizionandosi come terzo mercato di riferimento dopo Germania e Francia. Le esportazioni italiane verso il mercato americano hanno raggiunto circa 73 miliardi di euro nel 2024, un valore in continua crescita dal 2013. Tuttavia, l’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump circa l’imposizione di nuovi dazi del 20% sull’Unione Europea potrebbe influenzare drasticamente questa dinamica, colpendo il 70% delle esportazioni europee e generando un incasso di circa 81 miliardi di euro per gli Stati Uniti. Il Made in Italy è ora sotto esame.

I settori più esposti alle nuove tariffe sono quelli più presenti nel mercato americano. Tra questi, il settore vinicolo, l’olio di oliva e i formaggi italiani, categorie che registrano aumenti significativi nei dazi imposti. I formaggi italiani, in particolare, vedono nuove tariffe sulle esportazioni, con rialzi che colpiscono tipologie come mozzarella e gorgonzola. Secondo Paolo Zanetti di Assolatte, l’Italia domina il mercato statunitense dei formaggi con esportazioni che superano le 40.000 tonnellate, quasi il doppio rispetto alla Francia. Tuttavia, questi dazi aggiuntivi potrebbero avere un impatto significativo sui costi. La diversificazione verso altri mercati appare poco pratica, poiché gli Stati Uniti rappresentano una destinazione primaria al di fuori dell’Europa.

Il Parmigiano Reggiano, fiore all’occhiello del Made in Italy, vede nel mercato americano il suo principale cliente estero. Stime recenti mostrano esportazioni di oltre 16.000 tonnellate nel 2024, con un incremento rispetto all’anno precedente. Tuttavia, il presidente del Consorzio, Nicola Bertinelli, evidenzia che i nuovi dazi spingerebbero il prezzo al dettaglio negli USA a circa 59 dollari al kg. In risposta, il Consorzio intende promuovere il dialogo con le istituzioni statunitensi per proteggere queste eccellenze.

Anche l’industria dell’olio di oliva esprime preoccupazione per i nuovi dazi. Gli Stati Uniti sono il primo mercato per l’extravergine italiano, rappresentando una fetta significativa delle esportazioni totali. Nicola Ruggiero, presidente del Consorzio Oliveti d’Italia, evidenzia l’importanza dell’America per questo prodotto, pur essendo ottimista che il valore salutare dell’olio d’oliva venga riconosciuto dai consumatori.

Le conserve di pomodoro, altro prodotto simbolo del Made in Italy, subiranno significativi rincari. I dazi già applicati del 12% verranno aumentati al 32%. Giovanni De Angelis di Anicav sottolinea l’importanza degli Stati Uniti come mercato per le conserve italiane, e avverte che aumenti di prezzo potrebbero spingere i consumatori verso alternative meno costose.

Il settore dei vini e degli alcolici, che sostiene milioni di posti di lavoro tra USA e Italia, sta affrontando grandi sfide. L’aumento del 450% nel commercio di alcolici tra i due paesi dal 1997 al 2018 rischia di non essere replicabile, causando potenziali recessioni contrattuali con l’introduzione di nuovi dazi.

Infine, il mercato del prosciutto di Parma potrebbe subire un contraccolpo significativo. Destinando un terzo della produzione esportata fino a 800.000 pezzi oltreoceano, il settore potrebbe affrontare sfide significative se le condizioni di ingresso peggiorebbero sotto il regime dei dazi.

In sintesi, l’annuncio dei nuovi dazi presenta una notevole minaccia per l’export italiano verso gli Stati Uniti, con conseguenze che potrebbero incidere profondamente sulle abitudini di consumo oltreoceano e sulla solidità economica di diversi settori del Made in Italy.

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