L’amministrazione statunitense ha recentemente introdotto nuovi dazi, provocando una revisione al ribasso delle previsioni economiche da parte di Via Nazionale. Le prospettive per l’economia italiana, infatti, risultano compromesse, e potrebbero ulteriormente peggiorare in presenza di eventuali misure ritorsive e prolungate tensioni sui mercati finanziari.
L’impatto di questi dazi, imposti il 2 aprile, sarà evidente. Nel 2025, il prodotto interno lordo italiano crescerà solo dello 0,6%, e questo scenario potrà deteriorarsi ulteriormente se l’Unione Europea e altre economie mondiali adotteranno misure di ritorsione e se le tensioni finanziarie dovessero prolungarsi.
La Banca d’Italia ha fornito la prima stima ufficiale sugli effetti della guerra commerciale, aggiornando le sue previsioni economiche per il prossimo triennio. Tra il 2025 e il 2028, l’Italia potrebbe perdere 0,7 punti di pil a causa dei soli dazi statunitensi.
Uno sguardo dettagliato alle proiezioni per il Pil del 2025 mostra che la crescita, inizialmente stimata allo 0,8%, si attesterà allo 0,6%. Nel 2026, salirà leggermente allo 0,8%, contro una previsione precedente dell’1,1%, per poi tornare a decrescere nel 2027 con un aumento dello 0,7%, inferiore allo 0,9% ipotizzato a dicembre.
Il motore principale di crescita sarà rappresentato dai consumi delle famiglie, incoraggiato dal recupero del potere d’acquisto, mentre gli investimenti avanzeranno a ritmi contenuti. La Banca d’Italia sottolinea che la progressiva riduzione dei tassi di interesse potrebbe avere un effetto positivo, soprattutto nel prossimo biennio.
Gli effetti dei dazi statunitensi saranno evidenti sulle esportazioni italiane, che resteranno stagnanti nel 2025 e vedranno una leggera ripresa nel 2026-2027. L’occupazione continuerà a crescere, ma a un ritmo più lento rispetto al passato, con la disoccupazione che scenderà dal 6,6% del 2024 al 6% nel 2025, stabilizzandosi negli anni successivi.
Le proiezioni della Banca d’Italia sono caratterizzate da un’elevata incertezza, legata principalmente al contesto internazionale. L’inasprimento delle politiche commerciali e l’incertezza politico-economica potrebbero infatti influenzare negativamente esportazioni e investimenti più di quanto inizialmente previsto. Eventuali misure ritorsive e tensioni sui mercati finanziari rappresentano ulteriori rischi.
Tuttavia, la Banca d’Italia evidenzia potenziali effetti positivi derivanti da un possibile orientamento più espansivo della politica di bilancio europea, in linea con l’annuncio di un aumento delle spese per la difesa. A breve termine, un aumento dei dazi da parte dell’Ue potrebbe innescare pressioni inflazionistiche al rialzo. In Italia, l’inflazione dovrebbe fermarsi all’1,6% nel 2025, scendere all’1,5% nel 2026, per poi stimarsi al 2% nel 2027.