Il piano d’azione per l’export italiano, recentemente esposto dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, rappresenta un’iniziativa strategica volta a potenziare l’export verso mercati extra-europei con alto potenziale di crescita. L’obiettivo è ambizioso: raggiungere i 700 miliardi di euro di esportazioni entro la fine della legislatura, partendo dai 623,5 miliardi registrati nel 2024.

Il piano si articola su diversi fronti. Centrale è il rafforzamento delle missioni istituzionali e imprenditoriali, oltre a un significativo impulso alle attività fieristiche. Si prevede anche un supporto finanziario all’export attraverso accordi con catene distributive internazionali e piattaforme digitali. Un fattore chiave è l’apertura di nuove sedi estere delle agenzie del polo dell’export in mercati considerati strategici.

Tra i Paesi individuati per ampliare la presenza italiana vi sono mercati in forte crescita come Arabia Saudita, Vietnam, Turchia, Emirati Arabi Uniti, ma anche Serbia, Filippine, Brasile e Messico. Includono anche alcune repubbliche dell’Asia Centrale come Kazakistan e Uzbekistan. Parallelamente, l’Italia mira a consolidare le relazioni con nazioni più industrializzate come Regno Unito, Svizzera, Giappone e Canada.

Per facilitare l’internazionalizzazione, si stanno studiando finanziamenti agevolati per progetti all’estero e per le aziende medio-piccole e energivore. È stata lanciata inoltre l’iniziativa OpportunItalia dell’Istituto per il Commercio Estero (ICE), pensata per creare reti commerciali in una ventina di mercati chiave. La Cassa Depositi e Prestiti (CDP) offrirà servizi di credito all’export, in un’ottica di espansione produttiva e riduzione dei costi energetici, pur mantenendo relazioni solide con partner storici come la Germania. Le ambasciate italiane si stanno attivando per fornire alle imprese risorse mirate a favorire una “diplomazia della crescita”.

Sul versante delle relazioni con gli Stati Uniti, il governo italiano intende affrontare i nuovi dazi bilaterali stabilendo accordi focalizzati su gas naturale e difesa, nel tentativo di riequilibrare la bilancia commerciale, attualmente con un surplus di 38,8 miliardi di euro a favore dell’Italia. Si parla di una “strategia transattiva” per gestire queste dinamiche.

Mentre le politiche dei dazi USA preoccupano diverse industrie, come quella del vino in Trentino, e suscitano richieste di maggiore coesione europea da parte di Confindustria, il dialogo rimane aperto. Il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, ha espresso ottimismo sulla possibilità di un accordo per proteggere settori chiave come quello agricolo. Il futuro dell’export italiano si presenta dunque come una sfida ricca di opportunità, che richiede coordinazione, innovazione e resilienza.

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