A seguito di intense discussioni presso le Nazioni Unite a Roma, i paesi hanno finalmente raggiunto un accordo globale per migliorare il finanziamento dedicato alla biodiversità, un traguardo incerto fino all’ultimo. Un nuovo fondo è stato pianificato, elemento che ha marcato uno scontro durato anni, ma che rappresenta una dimostrazione di come sia ancora possibile la collaborazione internazionale per affrontare il problema ambientale, nonostante l’instabilità geopolitica e l’abbandono degli Stati Uniti delle politiche ambientali sotto la presidenza Trump.
Susana Muhamad, Ministro dell’Ambiente della Colombia e presidente della COP16, ha partecipato intensamente ai negoziati, esprimendo commozione per aver raggiunto un accordo che rappresenta “una luce unificante in tempi difficili”. Questo accordo rafforza il Quadro Globale per la Biodiversità Kunming-Montreal, che si propone di proteggere il 30% delle terre e delle acque mondiali e di aumentare il finanziamento per la biodiversità a 200 miliardi di dollari entro il 2030. Gli esperti hanno da tempo sottolineato l’impellente necessità di agire per evitare l’estinzione di circa un milione di specie e prevenire gravi conseguenze economiche e ambientali.
La conclusione della COP16 ha richiesto un successivo incontro a Roma dopo il fallimento del vertice iniziale a Cali, in Colombia. Il compromesso raggiunto è stato accolto con favore dalle organizzazioni ambientaliste, nonostante le rimangano delle lacune sulla precisione delle misure prese e sul coinvolgimento finanziario da parte del settore privato e delle nazioni più abbienti. An Lambrechts di Greenpeace International ha riconosciuto il progresso, sollecitando però un impegno concreto sui fondi.
Alla chiusura dell’incontro, diversi rappresentanti, tra cui Steven Guilbeault, Ministro dell’Ambiente del Canada, e Ousseynou Kassé del Senegal, hanno evidenziato il successo nel sostenere il multilateralismo, nonostante le difficoltà. Tuttavia, la necessità di ulteriori sforzi è stata sottolineata, poiché i paesi, in particolare africani, hanno dovuto fare concessioni importanti. Alla luce delle sfide economiche globali, il dialogo ha evidenziato l’urgenza di aumentare il sostegno finanziario per raggiungere gli obiettivi prefissati.
Il dibattito ha visto lo scontro tra i paesi in via di sviluppo e le nazioni ricche sull’approccio ai finanziamenti, con i primi che spingevano per un nuovo meccanismo di accesso agevolato ai fondi, a fronte dell’insistenza europea su altre fonti come il settore privato. Il gruppo BRICS ha giocato un ruolo significativo nelle negoziazioni, con una proposta avanzata dal Brasile che ha aiutato a mediare tra le diverse posizioni.
Sebbene gli Stati Uniti non abbiano partecipato, l’Unione Europea si è dichiarata soddisfatta del risultato, ottenendo il rinvio della creazione di un nuovo fondo e promuovendo un dialogo tra i contribuenti. Il continuo impegno dimostrato dalle varie parti rappresenta un elemento positivo anche per altri importanti negoziati ambientali in corso.