Nel corso del weekend, i vertici della Commissione europea si sono impegnati in intensi dibattiti per evitare un significativo allentamento delle normative finanziarie verdi. Questi sforzi hanno arginato un pericoloso retrocedere delle politiche ambientali, come rivelano documenti esaminati da POLITICO, mettendo in luce crescenti tensioni interne sull’approccio di Bruxelles alle leggi ambientali dell’UE.
Mercoledì, un vasto pacchetto di politiche è stato presentato dalla Commissione in risposta alle pressioni dei settori industriali, preoccupati per i costi energetici e le onerose regole di reportistica ambientale che, a loro avviso, riducono la competitività rispetto a Cina e Stati Uniti. Le proposte includono significative deroghe alla legislazione verde, tra cui l’esenzione per molte aziende dell’UE dal riportare il loro impatto ambientale e la conformità ai criteri di sostenibilità del blocco.
Queste mosse hanno suscitato critica da parte dei difensori del clima e di numerosi legislatori. In effetti, l’esecutivo dell’UE risultava originariamente orientato a intraprendere rollback ancora più severi. Bozze circolanti alla fine della settimana scorsa suggerivano che Bruxelles volesse rendere del tutto facoltativa la classificazione finanziaria verde, indebolendo ulteriormente le norme di sostenibilità. Questa situazione ha innescato vivaci reazioni interne, con alcuni commissari UE che hanno forzato una revisione delle proposte per limitarne l’impatto, come riferito da funzionari a POLITICO.
Teresa Ribera, responsabile delle politiche climatiche e della concorrenza della Commissione, ha sottolineato l’importanza di semplificare le regole climatiche senza vanificare i progressi compiuti in precedenza. Tuttavia, ha riconosciuto che vi erano pressioni per cancellare le normative verdi in maniera più drastica. Uno dei funzionari coinvolti nelle discussioni ha rivelato che le trattative del weekend sono state intensamente combattute, con l’obiettivo di pervenire a una soluzione il più equilibrata possibile.
Lo scontro dell’ultimo minuto mette in evidenza un crescente divario a Bruxelles sui limiti delle concessioni richieste dal settore industriale. Due regolamenti chiave sotto esame mirano a responsabilizzare le aziende per danni ambientali e a rafforzare la tassonomia UE, che stabilisce quali attività economiche possono qualificarsi come sostenibili. Anche se le proposte presentate mercoledì modificano significativamente queste normative, le bozze iniziali suggerivano un indebolimento ancora più marcato delle stesse.
L’atto di bilanciamento voluto dalla Commissione è evidente anche nel desiderio di rendere facoltativa l’adesione alle regole della Tassonomia, sia per le aziende che per i partecipanti al mercato finanziario come le banche, al fine di limitare i costi associati alla reportistica obbligatoria. Tuttavia, nella redazione finale, la Commissione ha ridimensionato di gran lunga il numero di aziende che dovranno conformarsi a tali regole.
Questa disputa interna potrebbe affiorare anche nel Parlamento europeo, alimentando uno dei nodi politici più complessi del continente: l’eventuale ricorso ai voti di estrema destra per far passare le leggi. Il dibattito sulla tassonomia non è l’unico tema caldo, con controversie che emergono anche su obblighi di misurazione e reportage dei danni ambientali.
La capacità della Commissione di navigare attraverso queste acque agitate si riflette nelle sue sfide politico-istituzionali, mentre cerca di consolidare un’alleanza centrista e rispondere alle critiche interne. Mentre si esplicita la lotta politica su come costruire un’Europa sostenibile, la Commissione dovrà equilibrare pressioni industriali e impegni climatici, sperando di mantenere un delicato equilibrio tra alimentare la crescita economica e proteggere il pianeta.