Pyae Son, un giovane insegnante di sostegno di 25 anni, esprime la sua disperazione dal villaggio di Kyar Taw, situato sul rinomato lago Inle, nelle alture del sud dello Stato di Shan. Questo piccolo villaggio birmano, un tempo baluardo di straordinaria bellezza con le sue pittoresche palafitte e i mercatini fluttuanti, è ora in ginocchio. Il recente terremoto ha devastato la vita di circa 80.000 persone che abitano lungo le rive del lago, facendo crollare la maggior parte delle abitazioni su palafitte. Sebbene il bilancio delle vittime sembri essere limitato a un centinaio, le condizioni umanitarie sono delicate.
In questo scenario desolante, i pochi templi rimasti in piedi fungono da rifugio per chi ha perso la casa, mentre i medici, pur essendo pochi, si adoperano per curare i numerosi feriti con risorse mediche limitate. Pyae Son sottolinea che l’attenzione dei soccorsi è focalizzata sulle grandi città, lasciando i villaggi periferici come Kyar Taw quasi del tutto ignorati. Gli aiuti, giunti con estrema lentezza, appena due giorni fa, sono scarsi. Il giovane insegnante, sfruttando una connessione telefonica instabile, condivide immagini della devastazione e lancia un appello disperato al mondo: “Non dimenticateci. Qui manca tutto: cibo, specialmente riso, medicine, per non parlare dei beni di prima necessità e purificatori per l’acqua”.
Nel villaggio, composto da 1.500 persone e 280 case, il disastro ha colpito duramente. Quattro persone hanno perso la vita, tre appartenenti alla stessa famiglia, e 500 abitanti sono rimasti feriti. I feriti più gravi sono stati portati in ospedale, ma molti trovano rifugio e assistenza nel monastero ancora in piedi. Alcuni abitanti, tra cui lo stesso Pyae Son, vivono in tende. La scuola locale è anch’essa danneggiata, privando i 16 piccoli studenti del diritto all’istruzione in un’area già impoverita.
Gli abitanti di Kyar Taw affrontano una crescente angoscia. Già provati dall’alluvione distruttiva dell’anno precedente, ora si trovano ad affrontare un’ulteriore crisi. Le scosse di assestamento, anche quelle di lieve entità, sono una costante fonte di panico per questa comunità vulnerabile. Pyae Son, afflitto e scoraggiato, si rivolge alla comunità internazionale: “Abbiamo bisogno di aiuti umanitari ora. Per favore, non dimenticate di noi”.