L’Unione Europea sta lavorando per intensificare gli investimenti nel settore della difesa, introducendo nuovi strumenti per sostenere progetti chiave in campo militare, come sistemi missilistici, droni e difese aeree integrate. Per rendere possibile tutto ciò, vi saranno misure volte a modificare le regole fiscali, permettendo agli Stati membri di aumentare i loro investimenti, e sollecitando un maggiore supporto finanziario dalle banche per i progetti nel settore della difesa, come affermato dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.
Von der Leyen ha esposto l’idea di un specifico strumento europeo concepito per garantire una spesa difensiva più mirata ed efficace, evidenziando quali capacità trarrebbero vantaggio dal sostegno finanziario e dal coordinamento dell’UE, come la difesa aerea integrata, attacchi precisi e profondi, droni, missili e l’integrazione di IA in ambito militare.
Questi interventi vengono proposti in un contesto in cui i paesi europei sono impegnati a rafforzare le proprie difese in risposta alla crescente minaccia rappresentata dalla Russia e alle preoccupazioni legate all’approccio del presidente statunitense Donald Trump verso il Cremlino, che potrebbe portare a una riduzione del supporto all’Ucraina e all’Europa. Le leadership europee si incontreranno a Londra e a Bruxelles nei primi giorni di marzo per discutere di strategia e sicurezza collettiva.
Rientra quest’iniziativa in uno sforzo più ampio per incrementare la produzione di armamenti all’interno del continente europeo. A tal proposito, il Commissario per la Difesa Andrius Kubilius sta sviluppando un piano industriale per aiutare i governi dell’UE a organizzare e dare priorità alla produzione militare. Entro la metà di marzo, la Commissione intende presentare un documento politico strategico delineante il futuro della difesa europea con un focus su priorità collaborative per lo sviluppo di equipaggiamenti militari e opzioni di finanziamento.
Diversi paesi stanno già indicando quali dovrebbero essere le priorità: la Francia propone di includere difesa spaziale e aerea, mentre i Paesi Bassi si concentrano sulla consapevolezza marittima e sulla difesa aerea. La Polonia e le nazioni baltiche spingono per il potenziamento delle munizioni e il rafforzamento dei confini orientali. Una sfida cruciale resta il reperimento dei fondi necessari a finanziare tali iniziative.
Von der Leyen non ha ancora chiarito se il finanziamento del nuovo strumento avverrà tramite debito comune dell’UE, redistribuzione di fondi esistenti o contributi volontari dei membri. Questioni queste che saranno centrali nel prossimo vertice europeo, durante il quale si discuterà anche di ulteriori aiuti militari all’Ucraina.
Per adattare le regole fiscali, la presidente ha suggerito l’attivazione della clausola di esclusione nazionale, permettendo che le spese militari non rientrino nei limiti di spesa europei. Questo meccanismo verrebbe usato in modo controllato per evitare derive nei paesi più indebitati. In questo contesto, si discute anche una proposta tedesca per vincolare questo vantaggio a chi investe una certa percentuale del Pil nella difesa, sollevando preoccupazioni tra nazioni come Italia e Spagna che non raggiungono tali livelli.
Infine, è stato sollevato il tema del maggiore coinvolgimento delle istituzioni finanziarie, come la Banca Europea degli Investimenti, nel favorire i prestiti al comparto difensivo, un tema che gode di ampio consenso politico a livello europeo e tra diverse capitali. Queste iniziative mirano a consolidare gli sforzi collettivi dell’Europa nel settore della sicurezza e della difesa, come auspicato dai principali leader europei.