L’attacco contro un convoglio di aiuti destinato a Mandalay, nel Myanmar, ha scatenato tensioni internazionali. La notizia, riportata dalla BBC e confermata da fonti ribelli, è stata implicitamente riconosciuta dalle autorità governative del Myanmar. Un convoglio composto da nove veicoli è stato colpito da pesanti mitragliatrici mentre attraversava la località di Naung Cho, nello stato di Shan, dirigendosi verso Mandalay. L’Esercito di liberazione nazionale, uno dei movimenti di opposizione armata, ha denunciato l’attacco, sostenendo di aver comunicato l’itinerario alle forze governative. Tuttavia, l’esercito ha negato di aver ricevuto informazioni a riguardo e ha sostenuto che nessuno sarebbe rimasto ferito, confermando così, anche se indirettamente, l’accaduto.
Nel frattempo, le Nazioni Unite hanno rinnovato il loro appello per un cessate il fuoco immediato in tutte le aree di conflitto tra la giunta militare e le forze ribelli. L’agenzia ONU per i rifugiati aveva sollecitato il giorno precedente la garanzia di una tregua per permettere alle organizzazioni umanitarie di fornire assistenza alle popolazioni più vulnerabili, particolarmente colpite dai recenti disastri naturali.
I ribelli avevano avanzato una proposta di cessate il fuoco unilaterale durante la giornata, ma la giunta militare ha respinto l’offerta durante la notte. L’accesso alle aree più colpite dal terremoto è già complicato, con un bilancio ufficiale che riporta 2.886 vittime, e la mancanza di infrastrutture adeguate peggiora ulteriormente la situazione. L’aggravarsi del conflitto non fa che aumentare le difficoltà per una popolazione già messa a dura prova dalle calamità naturali.
La tempistica dell’attacco e la continua instabilità nel paese sollevano interrogativi sulla possibilità di un miglioramento delle condizioni di vita per chi risiede nelle zone disastrate, ostacolando gli sforzi di ricostruzione e assistenza umanitaria.