I continui attacchi verbali di Donald Trump nei confronti dell’Ucraina stanno sollevando preoccupazioni tra le nazioni europee, che iniziano a pensare all’impossibile: un eventuale blocco da parte degli Stati Uniti nel sostenere militarmente Kyiv. Nonostante la potenziale perdita del supporto statunitense rappresenti un grave impedimento, soprattutto riguardo alla fornitura di armi cruciali, sia il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy sia numerosi analisti militari ritengono che l’Ucraina, grazie al sostegno degli alleati europei, potrà proseguire la sua resistenza per diversi mesi.
Attualmente, i governi europei si stanno mobilitando per manifestare un forte sostegno diplomatico e militare all’Ucraina. Un esempio tangibile è l’arrivo a Kyiv, di oltre una dozzina di leader, con molti altri partecipanti virtualmente. L’Unione Europea si prepara inoltre a varare un pacchetto di aiuti militari dal valore stimato di almeno 20 miliardi di euro. L’ex ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, ha riferito a POLITICO che il potere principale di Trump contro l’Ucraina risiede nella minaccia di negarle l’accesso alle armi. Secondo Kuleba, l’Ucraina disporrebbe di sei mesi prima di sentire concretamente l’assenza di tali rifornimenti bellici sul campo di battaglia.
Nel frattempo, alcune azioni e dichiarazioni dell’ex presidente americano destano ulteriori preoccupazioni. Da quando è stato eletto, Trump si è messo a negoziare rapidamente accordi di pace con la Russia senza coinvolgere i suoi alleati, ha lanciato accuse infondate sull’Ucraina come causa del conflitto ed ha etichettato Zelenskyy come un dittatore capace di truffare gli Stati Uniti per miliardi di dollari. Queste azioni stanno mettendo a repentaglio decenni di politiche statunitensi nei confronti dei suoi alleati politici, economici e militari.
L’importanza degli aiuti americani è indiscutibile. Quando il Congresso statunitense ha negato l’approvazione di ulteriori aiuti a Kyiv più di un anno fa, l’esercito ucraino si è trovato a corto di munizioni per artiglieria e difesa aerea, permettendo alla Russia di avanzare lungo la linea del fronte. La perdita della strategica città di Avdiivka nel febbraio scorso ha ulteriormente evidenziato la criticità del deficit di armamenti.
Sul fronte della guerra, l’Ucraina può contare sul suo notevole esercito, il più grande in Europa dopo quello russo, con ben 980.000 soldati attivi. Zelenskyy ha dichiarato di recente che le forze ucraine mantengono una linea di fronte di oltre 1500 chilometri contro le truppe russe, con un’ulteriore estensione di circa 400 chilometri quadrati nella regione russa di Kursk. Dal canto suo, il presidente russo Vladimir Putin è intenzionato a espandere le forze armate russe, puntando a 1,5 milioni di soldati.
Dall’inizio del conflitto, l’Ucraina ha subito pesanti perdite: 46.000 soldati sono stati uccisi e 390.000 feriti in battaglia, sebbene alcuni analisti stimino cifre ancora più elevate. Le perdite russe non sono da meno, con stime che vanno da 600.000 a 750.000 tra morti e feriti.
Nonostante la disparità numerica e di risorse, l’Ucraina è riuscita a difendersi e a contrattaccare grazie al supporto militare ricevuto dagli alleati europei. La Russia, nel suo avventurarsi lungo il fronte, affronta oltre 1.000 perdite giornaliere pur avanzando lentamente. A ciò si aggiunge il sostegno degli alleati come Iran e Corea del Nord, che inviano alla Russia droni, razzi, sistemi di artiglieria e milioni di proiettili.
La spesa militare russa ha superato i 145,9 miliardi di dollari lo scorso anno, pari al 6,7% del PIL del paese. Questo sforzo finanziario ha permesso all’esercito russo di sopportare pesanti perdite, molte delle quali assorbite grazie alla produzione interna e alle riserve dell’era sovietica.
Senza il sostegno esterno, l’Ucraina potrebbe soccombere all’influenza russa. Per il prossimo anno, l’Ucraina prevede di investire circa 50 miliardi di euro nella difesa, pari al 26% del suo PIL. Diventa quindi evidente la sfida per le nazioni europee, che devono fronteggiare l’incertezza sull’appoggio statunitense e, al contempo, rafforzare il proprio impegno nel sostenere l’Ucraina in questo prolungato conflitto.