A Bruxelles, il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, ha lanciato un avvertimento riguardo alla crescente minaccia rappresentata dal programma nucleare iraniano, sottolineando che potrebbe rendersi necessaria un’azione militare per impedirne l’armamento. Secondo Sa’ar, l’Iran ha già arricchito abbastanza uranio per fabbricare “un paio di bombe” e sta considerando modalità per armare il proprio materiale nucleare, una mossa che destabilizzerebbe ulteriormente il Medio Oriente.
Le dichiarazioni di Sa’ar evidenziano l’urgenza della situazione, con Israele che guarda al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, come un alleato fondamentale per intensificare la pressione sulla Repubblica Islamica. Mentre chiara è la preferenza per un percorso diplomatico, Sa’ar ha espresso scetticismo riguardo alle possibilità di successo, descrivendo un possibile fallimento nel bloccare il programma nucleare iraniano come una “catastrofe per la sicurezza di Israele”.
Andrea Netanyahu, Primo Ministro israeliano, ha promesso di frenare le ambizioni nucleari di Teheran con l’assistenza di Trump, che, pur prediligendo un accordo diplomatico con l’Iran, mantiene tutte le opzioni sul tavolo, secondo il consigliere per la sicurezza Mike Waltz. Questo approccio è rinvigorito dalla recente osservazione di trasferimenti illegali di armi iraniane verso la Cisgiordania via Giordania, un tentativo di incrementare la tensione regionale.
La questione dell’opzione militare è stata sollevata anche alla luce degli sviluppi geopolitici, con Israele che ha recentemente deciso di allinearsi agli Stati Uniti in un voto simbolico sull’Ucraina presso le Nazioni Unite, un orientamento ricevuto con critiche da parte di molti paesi europei. Sa’ar ha giustificato tale decisione come un tentativo pragmatico di mantenere legami forti con Washington, nonostante le critiche rivolte a Mosca.
A margine di un incontro con rappresentanti dell’Unione Europea, Sa’ar ha espresso ottimismo sulle prospettive di miglioramento delle relazioni tra Israele e l’UE, sottolineando un dialogo costruttivo con la principale diplomata Kaja Kallas, nonostante la tensione persistente con l’Irlanda.
Infine, Sa’ar ha affrontato la questione della normalizzazione dei rapporti con la Siria, avvertendo che una ripresa troppo precipitosa potrebbe portare a tensioni e conflitti nella regione, mentre si affrontano le complessità del post-guerra civile e le dinamiche interne al governo siriano.