Il ministero delle finanze di Pechino ha annunciato che, a partire dal 10 aprile, la Cina imporrà una tariffa del 34 percento su tutte le importazioni provenienti dagli Stati Uniti, come misura di rappresaglia nei confronti delle decisioni prese dal presidente statunitense, Donald Trump, all’inizio di questa settimana. Parallelamente, la Cina ha portato la questione dinnanzi all’Organizzazione Mondiale del Commercio, l’ente globale che sovrintende alle regolamentazioni del commercio internazionale.

La Cina è stata uno dei principali bersagli delle significative tariffe introdotte da Trump nei giorni scorsi. Gli Stati Uniti mantengono un ingente deficit commerciale nei confronti della Cina, in quanto importano massicciamente dalla potenza asiatica. Questa ritorsione cinese spinge il mondo sull’orlo di un conflitto commerciale di vasta portata, mentre altre importanti economie, tra cui l’Unione Europea, stanno valutando risposte severe all’annuncio di Washington.

L’annuncio di Pechino ha generato nuovi scossoni nei mercati finanziari globali, che stavano appena iniziando a riprendersi dalle turbolenze di mercoledì e giovedì. I prezzi del petrolio greggio, un indicatore chiave dell’attività economica globale, hanno subito un calo di oltre il 7 percento, registrando il livello più basso degli ultimi tre anni, mentre i futures sull’indice S&P 500 hanno perso un ulteriore 2,5 percento, raggiungendo i minimi degli ultimi nove mesi.

Oltre a queste nuove tariffe, la Cina ha anche alzato il limite per le esportazioni verso gli Stati Uniti di materiali grezzi fondamentali come samario, gadolinio, terbio, disprosio, lutezio, scandio e ittrio. Questi metalli sono essenziali per produzione di tecnologie d’avanguardia, che spaziano dai magneti alla tecnologia nucleare, passando per la ricerca oncologica e l’industria petrolifera. In precedenti controversie commerciali, Pechino ha già stretto le maglie sui commerci di risorse più consuete, come grafite, gallio e germanio.

Il ministero delle finanze cinese ha definito le misure statunitensi contrarie alle norme del commercio internazionale e lesive dei diritti legittimi della Cina, descrivendo il comportamento americano come un esempio di prepotenza unilaterale.

Tuttavia, Pechino sembra lasciare aperta una porta per negoziati, esprimendo la disponibilità a ridurre l’escalation del conflitto commerciale che va intensificandosi tra i due paesi. Il governo cinese ha infatti sottolineato l’importanza di risolvere le dispute commerciali attraverso consultazioni improntate sul rispetto reciproco e sull’equità.

Nel contempo, la decisione cinese di posticipare l’attuazione delle tariffe fino al 10 aprile — un giorno dopo che le tariffe statunitensi sulle importazioni cinesi supereranno il 54 percento — apre una finestra temporanea per tentare di raggiungere una tregua nel conflitto commerciale. Nonostante ciò, l’amministrazione Trump finora non ha manifestato l’intenzione di aprirsi a tali negoziati.

Nel frattempo, Pechino si mostra risoluta e disposta ad adempiere alla minaccia fatta lo scorso mese dal portavoce del Ministero degli Esteri, Mao Ning, secondo cui una guerra tariffaria “infliggerà danno a chi l’ha avviata.”

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