La Romania è nuovamente in procinto di eleggere un nuovo presidente, dopo che la Corte Suprema ha annullato le elezioni dello scorso anno a causa di irregolarità. Călin Georgescu, il candidato ultranazionalista, è al centro delle controversie per presunti finanziamenti illeciti e campagne online non dichiarate, che si teme facciano parte di un’influenza russa sul processo elettorale. Questo scenario ha costretto il paese di 19 milioni di abitanti, membro dell’UE e della NATO e vicino all’Ucraina, a tornare alle urne. Gli occhi di Bruxelles e Washington sono puntati su di loro, poiché una vittoria di un candidato di estrema destra potrebbe complicare le relazioni della Romania con l’Europa e potenzialmente avvicinare il paese alle politiche di “Make America Great Again” del presidente statunitense Donald Trump.
Le autorità rumene hanno deciso di escludere Georgescu e altri undici candidati per varie violazioni elettorali. Tra i candidati esclusi c’è anche Diana Șoșoacă, appartenente all’estrema destra, in quanto la sua presenza potrebbe danneggiare la posizione della Romania all’interno dell’UE e della NATO. Ora, l’attenzione è focalizzata su chi riuscirà ad attirare gli elettori di Georgescu tra i candidati ancora in corsa.
Nicușor Dan, sindaco di Bucarest, è uno degli indipendenti in corsa. Con un background in matematica e attivismo civile, si è fatto notare per le sue battaglie contro la corruzione nel settore immobiliare della capitale rumena. Crin Antonescu, sostenuto dai maggiori partiti rumeni, compresi i Socialdemocratici e i Liberali Nazionali, ritorna alla ribalta dopo una lunga assenza dalla politica.
Victor Ponta, l’ex primo ministro, sta cercando di riguadagnare terreno politico, presentandosi anch’egli come indipendente dopo aver superato accuse di corruzione. Elena Lasconi, giornalista divenuta politica, si è classificata seconda nel primo turno delle elezioni annullate, e ora guida il partito Unione Salva Romania. George Simion, leader del partito di estrema destra Alleanza per l’Unione dei Romeni, mantiene posizioni nazionaliste radicali.
Lavinia Șandru, attrice e giornalista, che ha un passato nei parlamenti rumeni, e Cristian Terheș, un ex sacerdote diventato europarlamentare noto per le sue opinioni conservative e scettiche nei confronti delle misure sanitarie anti-Covid, sono anch’essi in gara. Un altro candidato è Silviu Predoiu, ex dirigente dei servizi segreti, con un passato nella famigerata Securitate ma considerato non colpevole di violazioni dei diritti umani.
John Ion Banu, un ingegnere residente negli Stati Uniti e sostenitore di armi, sostiene misure drastiche contro la corruzione e ha legami ideologici con Trump, mentre Daniel Funeriu, scienziato esperto e già ministro dell’educazione, si propone di portare avanti le sue politiche di miglioramento dell’insegnamento.
Infine, Sebastian Popescu, veterinario e imprenditore nel giornalismo, cerca di attirare voti con promesse di riforme sanitarie e educative. Tuttavia, le autorità elettorali stanno indagando sulla validità delle firme di sostegno presentate da alcuni candidati, alimentando ulteriori dubbi sulla trasparenza del processo.