Nel pittoresco scenario del Giardino delle Rose alla Casa Bianca, adornato da numerose bandiere americane e caratterizzato da un’atmosfera festosa con musica e operai sul palco, il presidente Donald Trump ha dichiarato l’applicazione di tariffe commerciali significative. Si tratta di un 10% generale e misure specifiche rivolte a una “lista nera” di circa 60 nazioni. Tra i Paesi più colpiti figurano la Cina, il Giappone e l’Unione Europea, gruppi che Trump ha definito spesso più problematici rispetto ai nemici.

In un discorso rivolto ai cittadini americani, Trump ha annunciato una nuova era per l’America, il 2 aprile 2025 verrà ricordato come il giorno in cui il paese ha iniziato il percorso verso la prosperità. Mentre era affiancato dai membri della sua amministrazione quasi al completo, Trump ha firmato l’ordine esecutivo sui dazi reciproci, definendo la situazione come un’emergenza nazionale per il settore manifatturiero, e criticando le pratiche commerciali ingiuste di diversi Paesi stranieri. Ha sottolineato come responsabilità di questa crisi non fosse tanto dei Paesi stranieri, quanto dei suoi predecessori, come Joe Biden, accusati di inazione.

Contestualmente, sono stati distribuiti ai giornalisti documenti trasparenti che delineano i dettagli delle nuove tariffe, contrassegnate come “dazi reciproci” accanto all’emblema presidenziale. Dopo settimane di attesa e speculazioni, i numeri rivelati sommariamente indicano un’imposta base del 10% valido per tutti i paesi, tra cui Regno Unito, Australia e Brasile, mentre altre tariffe personalizzate colpiscono i Paesi considerati più problematici a causa dei loro surplus commerciali e delle barriere contro i beni americani.

Le misure personalizzate si basano non solo sui dazi diretti ma includono anche ostacoli non monetari, definiti talvolta più problematici dei dazi stessi. Questi comprendono l’IVA, manipolazioni valutarie e barriere tecniche legate a norme di salute e ambientali, viste dall’Amministrazione Trump come non scientifiche.

Nel suo discorso, Trump ha puntato il dito anche contro l’Unione Europea per applicazione di dazi e IVA combinati che raggiungono il 39%, mentre gli Stati Uniti risponderanno con il 20%. Per la Cina, e altri paesi, gli Stati Uniti applicheranno una risposta calcolata sulla base dei dazi imposti a loro, mantenendo comunque le tariffe americane più basse delle corrispondenti straniere. Gli USA applicheranno tali misure a partire dal 5 e 9 aprile, con l’intento di dare spazio alle nazioni interessate per negoziare.

L’evento rappresenta un passo significativo negli sforzi dell’amministrazione Trump per rialzare il settore manifatturiero nazionale, affrontando quelle che vengono percepite come ingiustizie economiche per l’industria americana. Con il supporto della sua amministrazione e dei lavoratori rappresentati al giardino, il presidente ha esortato a non cedere alle critiche dei “globalisti e i media” e ha evidenziato il potenziale di lungo termine di tali politiche per l’economia americana.

Tuttavia, ci sono opinioni discordanti sul potenziale impatto di queste misure. Alcuni esperti sottolineano che gli americani generalmente vedono positivamente il commercio internazionale, legandolo a benefici in termini di prezzi e occupazione. Sarà quindi una sfida per l’amministrazione modificare questa percezione nel contesto delle nuove misure protezionistiche.

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