A Bruxelles, Donald Trump ha messo in guardia l’Europa con un messaggio diretto: accrescere gli acquisti di gas americano o subire il peso di nuove tariffe. Anche se inizialmente l’Europa ha mostrato apertura a trattative, Trump ha infine deciso di applicare le tariffe. Tuttavia, i negoziati tra Europa e Stati Uniti non hanno mai preso veramente il volo. Secondo funzionari dell’UE e diplomatici bene informati, le discussioni sono state complicate da una burocrazia ostinata e da un apparente disinteresse da parte di Washington. Adesso, il presidente americano sembra pronto a instaurare delle barriere commerciali come parte di quello che ha definito una “Giornata della Liberazione”. Questo scenario era proprio ciò che l’Europa intendeva prevenire, cercando di offrire proposte attrattive per evitare un possibile terremoto economico.
Uno dei punti chiave di queste proposte è stato l’acquisto di gas naturale liquefatto (GNL) dagli Stati Uniti. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, ha introdotto questa idea quando Trump ha assunto il suo nuovo mandato. Dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, il peso del GNL statunitense sul mercato europeo è infatti aumentato significativamente, raggiungendo il triplo delle importazioni precedenti, nel tentativo di sostituire l’energia proveniente dalla Russia. L’Europa ha dunque seguito le direttive di Trump, incrementando i suoi acquisti di GNL americano nella speranza di placarlo e di evitare nuove tariffe. Nel primo mandato di Trump, le tensioni commerciali tra UE e USA erano state mitigate con l’introduzione di promesse riguardanti soia e gas. Tuttavia, la situazione attuale è differente; Trump sembra esser parte di una crociata per rimodellare l’ordine economico globale.
Un fatto interessante è quello dei tentativi dell’UE di dialogare con la nuova amministrazione statunitense. Dopo l’elezione di Trump, l’Europa ha proposto di aprire un dibattito sugli acquisti energetici, con la speranza di arrivare a un accordo. La precedente amministrazione della Commissione Europea, sotto Jean-Claude Juncker, aveva già fatto del GNL statunitense un elemento centrale delle trattative, riuscendo a sospendere tariffe simili nel 2018. Trump, nel suo nuovo mandato, ha richiesto ulteriori acquisti per colmare quello che definisce un grande disavanzo commerciale.
Le difficoltà emerse nei negoziati erano legate non solo ai cambiamenti interni all’amministrazione statunitense ma anche dal modo in cui Trump preferisce gestire i rapporti, spesso ignorando Bruxelles e comunicando direttamente con le capitali degli stati membri dell’UE. Tale approccio ha messo in evidenza la volontà di Trump di vedere l’UE come un ostacolo piuttosto che un partner, preferendo un dialogo con i singoli Stati.
In ambito domestico, la proposta di acquistare maggiori quantità di GNL americano ha trovato delle resistenze. Diversi Paesi europei, come la Germania, dipendono già in larga misura da queste importazioni e un ulteriore incremento risulterebbe problematico. Inoltre, molti Stati membri, attenti alle problematiche climatiche, hanno manifestato il loro malcontento verso un accordo che possa compromettere gli sforzi dell’UE per la sostenibilità ambientale.
Nonostante queste sfide, le dinamiche di mercato sembrano avvicinare comunque Europa e Stati Uniti. L’aumento delle importazioni di GNL americano risponde alla necessità dell’Europa di rifornire le proprie riserve prima dell’inverno, in seguito a un clima sfavorevole e a un’importante riduzione delle forniture dalla Russia. Lo sviluppo delle infrastrutture negli Stati Uniti, con nuove capacità di liquefazione del gas, contribuisce a soddisfare la crescente domanda europea.
Nel contesto attuale, dove le importazioni di gas americano hanno raggiunto livelli record, l’incognita principale rimane la serietà delle intenzioni di Trump riguardo alla politica delle tariffe, mentre l’Europa si trova in bilico, in cerca di una soluzione efficace per evitare ripercussioni economiche più ampie.