L’Italia si prepara ad elevare le proprie spese militari fino al 2,5% del Prodotto Interno Lordo, in risposta alle sollecitazioni della Nato e, in particolare, del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. A coordinare i calcoli e le prospettive di questa nuova strategia economica sono coinvolti il ministero dell’Economia, Palazzo Chigi, Bruxelles e il comando centrale della Nato. Tuttavia, l’implementazione definitiva di tali spese dipenderà dal via libera del Consiglio Europeo sullo scorporo di queste dal Patto di Stabilità, decisione attesa non prima di un mese.

Il Regno Unito ha già annunciato un significativo aumento delle sue spese per la difesa, dimostrando il proprio supporto all’Alleanza Atlantica. Allo stesso modo, l’Italia si mostra pronta a rafforzare il suo contributo, aumentando di un punto di PIL (circa 20 miliardi di euro) le spese militari attualmente pari all’1,56%. Tale incremento risponde direttamente alle richieste reiterate dalla Casa Bianca e rappresenta una prova della credibilità del governo guidato da Giorgia Meloni.

Nel contesto di decisioni così delicate, il governo italiano analizza con prudenza i documenti ricevuti dalla Nato, che delineano una futura e diversa posizione dell’organizzazione nei confronti della Russia. Queste informazioni, condivise sotto rigido segreto diplomatico, suggeriscono un cambiamento di leadership nel formato Ramstein, con il premier britannico Keir Starmer pronto a guidare le operazioni di assistenza all’Ucraina, un ruolo finora gestito dagli Stati Uniti.

Con la consapevolezza della crescente centralità del Regno Unito nella questione ucraina, Giorgia Meloni è attesa a Londra per discutere ulteriormente delle strategie con Downing Street, inaugurando un nuovo capitolo nella gestione delle crisi europee.

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