Giorgia Meloni mantiene la sua posizione invariata: non è attraverso un confronto testa a testa sui dazi che l’Europa potrà proteggere le sue aziende dalla politica economica di Donald Trump, la cui nuova offensiva sta per colpire l’economia dell’Unione. Il temuto “Liberation Day” desta apprensione anche a Palazzo Chigi, tuttavia, l’indicazione inviata dalla leader ai membri di Fratelli d’Italia e ai ministri è quella di mantenere la calma. La parola d’ordine è attendere decisioni effettive, evitare risposte impulsive e nel frattempo portare avanti il dialogo. “Dobbiamo smorzare il clima e prevenire un’escalation dannosa per tutti”, è il principio che guida Meloni, una linea che i suoi collaboratori descrivono come basata sul buon senso e sul pragmatismo.
In un contesto internazionale complesso, Meloni cerca di bilanciare il suo approccio: non può distanziarsi troppo da Bruxelles, ma al contempo non desidera compromettere i rapporti con il principale alleato dell’Italia. La diplomazia italiana attende da settimane l’invito ufficiale alla Casa Bianca. Intanto, si apprende che dal 18 al 20 aprile il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, sarà in visita a Roma. Secondo fonti governative, l’ambasciata americana ha informato la Farnesina riguardo ai piani del vicepresidente, convertito al cattolicesimo e che verrà ricevuto in Vaticano. Meloni affronterà il tema dei dazi con Vance, nella speranza di allentare la tensione, senza però adottare un approccio bilaterale esclusivo tra Italia e USA, come proposto da Salvini, che vede nei dazi una potenziale opportunità.
Per Vance, la visita a Roma coincide con un viaggio personale in occasione della Pasqua, ma è significativo che abbia richiesto un incontro con la premier, appoggiando le sue critiche verso l’UE. L’annuncio del suo arrivo ha colto di sorpresa Salvini, che però mantiene buoni contatti personali con il vicepresidente americano e spera di incontrarlo durante il soggiorno romano, proseguendo quindi una sorta di competizione interna con Meloni.
La strategia di Palazzo Chigi su questioni come la difesa, l’Ucraina e i dazi è chiara: lavorare per mantenere unito l’Occidente. Questo obiettivo appare sempre più complesso, specie dopo che Ursula von der Leyen, presidente della Commissione UE, ha inasprito il confronto con gli Stati Uniti. Il richiamo alla vendetta da parte sua contrasta con l’invito alla prudenza di Meloni, che aveva recentemente avvertito nei luoghi istituzionali che le rappresaglie sono un gioco a somma zero. Quando von der Leyen ha evocato la vendetta, Palazzo Chigi ha scelto di non commentare.
Secondo Meloni, l’unica via per evitare una guerra commerciale dannosa per entrambe le sponde dell’Atlantico è il dialogo. Gli strumenti di ritorsione rischiano infatti di innescare una pericolosa spirale, incrementando l’inflazione e spingendo la Banca Centrale Europea a ricorrere a misure restrittive sui tassi d’interesse. Al contrario, alla Commissione UE si discute una risposta simmetrica e decisa, una posizione diametralmente opposta a quella di Fratelli d’Italia che, attraverso la voce di Nicola Procaccini, si oppone a uno scontro frontale.