Micaela Ramazzotti assume il ruolo principale nel film di Stefano Casertano “La guerra di Elena”, un’opera cinematografica che esplora la vita di Elena Di Porto, soprannominata “la matta di piazza Giudia”. Elena, a differenza di quanto possa suggerire il suo nomignolo, fu una donna di straordinaria determinazione e coraggio, in particolar modo durante la Seconda guerra mondiale.
Il film punta i riflettori su uno degli episodi più drammatici della storia romana: il rastrellamento del ghetto ebraico di Roma, avvenuto il 16 ottobre 1943, quando 1023 ebrei furono deportati ad Auschwitz e solamente 15 sopravvissero. Elena Di Porto cercò in tutti i modi di avvisare gli abitanti del quartiere del pericolo imminente, mettendo a rischio la propria vita. La sua figura emerge come quella di una donna anticonformista, che aveva scelto di restare fedele ai propri principi, ribellandosi al regime fascista. Donna dalla forte personalità, era conosciuta nel quartiere non solo per la sua impavida opposizione ai fascisti, ma anche per la generosità verso i più deboli.
Micaela Ramazzotti, nel suo ruolo, ha dovuto imparare il “giudaico romano”, una variante del dialetto romano che contiene termini e modi di dire propri della comunità ebraica della capitale. L’attrice ha dovuto sottoporsi anche a una preparazione fisica intensa, necessaria per interpretare una donna che praticava la boxe e affrontava persone anche fisicamente. Questo film non è solo una celebrazione del coraggio di Elena ma anche un tributo alla cultura e alla storia del ghetto romano.
Le riprese si sono svolte in luoghi emblematici come Ponte Fabricio e il Portico d’Ottavia, ricostruito a Tivoli per motivi logistici. Micaela descrive il progetto come particolarmente coinvolgente, paragonandolo al suo debutto alla regia con “Felicità”. Attraverso il racconto di questa storia, il regista Casertano intende restituire l’immagine fierezza e radicalità di Elena Di Porto, contribuendo così a mantenere viva la memoria di chi ha avuto il coraggio di resistere.
Questo film, realizzato con la collaborazione di Titanus production, Masi Film e Rai Cinema, evidenzia anche l’importanza delle testimonianze storiche, come l’intervista a un abitante del ghetto realizzata da Sergio Zavoli negli anni Sessanta. Accade che Elena, per difendere un uomo anziano, affronti da sola tre fascisti: un episodio che il film non manca di narrare.
Pur essendo sopravvissuta ai rastrellamenti, Elena alla fine si consegnò, scegliendo di condividere il destino della sua famiglia deportata ad Auschwitz. Lasciano dietro di sé un’eredità fatta di forza e resistenza: i suoi due figli, Angelo e Settimio, sono stati gli unici della famiglia a sopravvivere. E proprio i suoi discendenti hanno collaborato alla realizzazione del film, mantenendo così vivo il ricordo di una figura indimenticabile per la comunità romana.