All’interno della Mostra del Cinema di Venezia, il termine “madrina” è ufficialmente sostituito da “conduttrice”. Secondo Alberto Barbera, il direttore della manifestazione, si tratta esclusivamente di un cambiamento lessicale, ma non privo di significato. Le parole contano, come ci insegna Nanni Moretti, e il festival non può ignorare l’evoluzione verso un linguaggio più inclusivo e attento alla sensibilità contemporanea.
Il termine “madrina,” quasi un sinonimo di “valletta,” rimandava a un ruolo di natura principalmente decorativa, in cui l’estetica prevaleva su un contributo sostanziale, condividendo forse lo stesso meccanismo che rende il “padrino” una figura di rilievo, nonostante le sue connotazioni legate alla cultura del patriarcato. Ironia della sorte, Venezia segue Sanremo nel modificare questa figura: là, le co-conduttrici affiancano da tempo il conduttore, che però resta invariabilmente maschio da quindici anni.
Barbera sottolinea che già da diverso tempo non si utilizza più “madrina,” preferendo riferirsi alla “conduzione” delle cerimonie, con l’intenzione di dare maggiore risalto a una figura coinvolta in maniera più significativa. Quando nel 1999 Barbera reintrodusse il ruolo di madrina, adoperandosi affinché avesse un certo rilievo, forse non si aspettava che, nonostante tutto, tale funzione sarebbe rimasta ancora confinata a qualcosa di prettamente ornamental. Nell’arco di 22 anni, infatti, sono state nominate 22 madrine e solo 2 padrini, a dimostrazione di un pregiudizio forse ancora latente sulla presunta inadeguatezza maschile ad assumere tale incarico.
Non capisco tutto sto casino… madrina, conduttrice, che importa? L’importante è a chi tocca il lavoro vero.
Ma chi se ne frega del nome, l’importante è che la Mostra continui a regalare capolavori e magie del cinema!
Finalmente un cambiamento che fa bene alla società, le parole hanno un peso e bisogna stare attenti a come le usiamo. Ben fatto Venezia!