Da Marsiglia a Barcellona

Festa nel quartiere GraciaFesta nel quartiere Gracia

Alla stazione una ragazza francese scrocca soldi spicci e sigarette. E’ molto carina. Gliene faccio una con il mio tabacco. Poi entro per fare il biglietto, dovevo aspettare ancora un po’. Mi fermo in un bar per un caffè, lo prendo sui tavolini di fuori. Mi arriva un sms di una ragazza che ho conosciuto sul treno a Pisa.

Partiamo. Durante il viaggio ci fermiamo lungo la costa, in una specie di palude. Delle pozze d’acqua a pochi metri dal mare. Non so il perché di quella sosta in mezzo al nulla. Cinque minuti fermi poi ci muoviamo.

Prenoto l’ostello con il cellulare. Quando arrivo a Barcellona è tardo pomeriggio, c’è ancora il sole. Fumo una sigaretta fuori la stazione, vicino a me una ragazza bellissima, mora con gli occhi azzurri, parla al cellulare. Chiedo informazioni all’ufficio turistico facendogli vedere la mail della prenotazione. Mi parlano in italiano, mi snocciolano una serie di nomi di vie e di svolte, mi danno anche una cartina, ma non basterà. Inizio a camminare, chiedo maggiori chiarimenti ad una coppia di quarantenni, ho una prima imbeccata. Poi qualche centinaio di metri ed entro in un ristorante, chiedo al proprietario, lui mi da l’indicazione giusta. Finalmente arrivo a destinazione.

Con due ragazzi alla reception risolviamo le ultime beghe burocratiche, mi dicono che l’indomani mattina avrei dovuto cambiare camera, era tutto pieno. Pochi minuti e sono in stanza. Ci sono tre forse quattro letti a castello. Il mio si trova di fronte ad una finestra, salgo sopra, sotto è occupato. Sistemo le mie cose e esco sulla terrazza. Enorme, con tanto di dondolo, divani, sedie e tavoli. Mi siedo per vedere cosa c’è di nuovo sul mio cellulare, vicino a me un gruppetto di ragazzi si sta facendo qualche birra. Ormai è sera il sole è calato. Attaccano bottone. Da dove vieni, dove vai, cosa fai nella vita. Le solite domande che si fanno in queste circostanze.

Esco per cena, in città c’è una festa. Ogni quartiere di Barcellona, a rotazione, oraganizza la sua per una settimana. Intanto cerco un posto per mangiare, mi decido per un ristorante cinese.

Vado nel quartiere dove c’è la festa quella settimana, è proprio quello del mio Ostello. Una serie di tavolini dove danno da mangiare, sangria, birra e vino. Sembra tutto fatto in casa, un po’ da sagra di paese moltiplicata per dieci, forse cento. Prendo una birra, qualche ragazzina, con in mano il telefonino, parla della scuola e degli esami appena conclusi. Una signora toglie la carta stagnola da un tegame con una specie di torta dentro.

Tutti i locali, bar e pub, traboccano di gente. Mi fermo in uno con le pareti tappezzate di fotografie di vecchi film. Poi esco e proseguo la mia passeggiata. La festa sembra non finire mai. Giro per decine di vicoli, in alcuni ci sono scultore di cartapesta come a carnevale. Mostri, animali, piante. Tutto finto. Mi fermo nuovamente in un pub, è gestito da un napoletano. Parlo un po’ con la cameriera, lei è di Ibiza. Poi conosco dei ragazzi della svizzera italiana, parliamo un po’ di politica. Uscito di lì mi dirigo verso l’ostello, sono troppo stanco. Per quella sera basta così.

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