Un po’ di Scozia

Nei lavandini dei loro bagni, gli scozzesi usano due rubinetti, uno per l’acqua calda e uno per quella fredda. Si concedono qualche licenza per i miscelatori delle docce, dei miscelatori improbabili, cassette di plastica con una manopola per l’intensità del getto e una per la temperatura. Nella scozia più profonda, nel bagno hanno una vasca senza cipolla per la doccia, con gli immancabili due rubinetti separati. Si potrebbe pensare che sono bagni vecchi, ma anche se si va al McDonald, i bagni sono ultramoderni, eppure quei due rubinetti sono sempre lì, a ricordarci che la loro è una scelta coerente e cosciente, che va al di la del tempo, che se ne infischia della modernità e della comodità.

La Scozia è disseminata di cimiteri, piccoli gruppi di lapidi, una vicina all’altra. Per lo più sono nei pressi di chiese, ma si possono incontrare anche isolati, lungo i bordi delle strade. Più o meno recenti, più o meno grandi, sono una costante se si decide di girare il paese in macchina o in moto. La morte come presenza discreta, nella giornata scozzese.

Altra presenza nel paesaggio è quella dei castelli. Alcuni sono ristrutturati, a volte con dubbio gusto. Di altri sono rimaste solo le rovine. Ce ne sono decine in riva ai Loch, i laghi scozzesi. Come quello che sorge a Loch Ness, il lago un tempo famoso per il mostro. Alle nostre latitudini, nel corso dei secoli, attorno ai castelli sono cresciuti i paesi, dando vita alla provincia italiana. Questo fenomeno si è verificato assai poco in Scozia, evidentemente la vita, nel medioevo, era troppo dura. Il freddo non permetteva ai contadini di far crescere frutta e verdura in abbondanza, se non le immancabili patate. Così in molti hanno abbandonato il paese per andare nelle colonie del nord America. Questa provincia mai nata conserva un fascino tutto suo, per il turista che ha la ventura di esplorarla.

E’ nel sud che si concentra la maggior parte dei centri abitati. Da vedere sono i villaggi dei pescatori, con le caratteristiche case lungo la costa. Con i colori variopinti, e la notte le luci che si riflettono nel mare. Come Oban, dove viene prodotto l’omonimo whisky, ormai non più un villaggio ma una cittadina. Continuando verso ovest si può attraversare il ponte che ci porta sull’isola di Skye, qui i villaggi non mancano e il pesce che si mangia, l’haddock per esempio, è notevole.

La parte centrale e nord della Scozia, dove sono le Highland, è praticamente disabitata. Prati, boschi e montagne brulle. In questa zona quando si guardano le enormi distese d’acqua non si capisce mai se è il mare o un lago. A volte, sulle pareti delle montagne si vedono decine di piccole cascate che scendono lungo la pendenza. Le poche case sono in gruppetti di quattro o cinque. Raramente ci si imbatte in un villaggio, i pochi che ci sono hanno un caratteristico market che vende di tutto, vicino una pompa di benzina, probabilmente l’unico punto del paese dove si può comprare qualcosa.

Uno dei prodotti principali della Scozia è il whisky, lo scotch. Per produrlo ci sono le distillerie, oggi in gran parte aperte al pubblico. Si organizzano tour guidati per visitarle, con tanto di degustazione e shop a fine corsa. Le botti sono un elemento fondamentale del ciclo produttivo, è lì che invecchia per dodici, quindici o diciotto anni. Una curiosità, l’interno delle botti viene bruciato, per dare il tipico sapore “affumicato”, che nella costa ovest si accentua ancora di più con la torba.

Se non avete ancora visitato la Scozia fatelo, ne vale la pena.

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