Lo zoo Pitti

Era un Venerdì e stavo tornando a casa. Avevo voglia di fermarmi, fare qualcosa. Lo zoo Pitti è l’emblema della società moderna. Uno zoo e centro commerciale insieme, con tanto di supermercato, bar e pub.

Ragazzini un po’ ubriachi, pascolano tra i locali e il parcheggio. Qualche sterpaglia si affaccia, mezzo stordita, nel bianco sporco della neve. I palazzoni alti. La superstrada nera quasi deserta. La sera con i suoi lampioni dalla luce giallastra. Tutto fa da sfondo all’entrata.

Telefonai ad Adriano. Adriano era uno di quegli amici che entravano e uscivano periodicamente nella mia vita. Gli chiedo di raggiungermi, lui accetta subito, probabilmente anche lui aveva voglia di fare. Io intanto mi diletto con la spesa, carico tutto in macchina e lui arriva. Decidiamo di starcene all’interno.

Lo zoo Pitti ha due lati, uno dove ci sono i negozi e nell’altro gli animali. Perlopiù bestiole da cortile di campagna. Galline, cani, anatre. Per gente di città, abituata solo a topi e insetti. Qualche animale esotico ma poca roba.

Eravamo in piedi a chiacchierare, ad un certo punto sentiamo un gran vociare. Avevano liberato gli animali. Dei cani, Alani grandi e grossi. Lì per lì nessuna paura, poi ce li vediamo davanti. Quattro o cinque, erano fermi e ci guardavano, apparentemente calmi. Cosa fare? Piano piano ci allontaniamo. Al parcheggio prendiamo la mia macchina, e partiamo.

Alla fine della strada iniziava la città. Palazzi enormi pieni di finestre. Qualche luce dalla quale intravedere la vita. Con uno sguardo pecoreccio, mezzo ubriaco, Adriano mi chiede di fermarmi. Doveva pisciare.

Stiamo un po’ al Bar, ci prendiamo un caffè. Poi lo riaccompagno al parcheggio dello zoo, io torno a casa mia. La serata finiva così. Chissà che fine hanno fatto quei cani.

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